Collaboratori museali, limiti ed operatività dei volontari nei musei

16 giugno 2017 - 10:06

Qual è l’importanza di avere una rete esterna al museo che possa aiutarlo a crescere?

Storicamente i musei, nati nel ‘7-’800, hanno sempre avuto dei collaboratori esperti e appassionati d’arte, specialmente nella realtà italiana, dove i musei sono stati sempre legati al loro territorio. La stessa Pinacoteca ha avuto per decenni dei direttori volontari, persone nobili, appassionati d’arte che hanno dedicato la loro vita all’istituzione. Oltre a loro penso agli studiosi e ai molti altri collaboratori.

Oggi hanno ancora più importanza, perché i musei sono diventati una realtà molto complessa, con molti più compiti rispetto a quelli nell’Ottocento: ovvero conservare le opere e selezionare quelle da mettere in esposizione. Oggi non esiste più un museo che non organizzi eventi, che non organizzi conferenze, presentazioni, dibattiti, ma soprattutto che non organizzi mostre. È una cosa acquisita da pochi decenni: negli anni 70-80 i primi musei che organizzarono mostre all’interno delle loro sale vennero duramente criticate dalla comunità scientifica; oggi è una realtà consolidata.

Un’altra novità di questi anni è che il museo deve essere social, nel senso più ampio possibile. Deve essere su tutti i social network (non esiste un museo che non sia su Facebook, per esempio), e per fare ciò devi essere attrezzato e avere delle capacità sempre più complesse; per averle è necessario riuscire a mettere in campo delle collaborazioni.

 

Parliamo di Social avendo citato Facebook, immagino che un museo delle dimensione della Pinacoteca non possa certo dotarsi di un Social Media Manager per gestire la comunicazione.

Siccome sognare è sempre possibile, diciamo che dovrebbe dotarsi di una Social Media Manager, ovviamente in una realtà dove c’è soltanto un direttore e un conservatore, è impensabile proporre un Social Media Manager. Ci si arrangia. In questo caso lo faccio io, in altri casi lo fa il figlio, in altri il cugino. Da un lato dimostra la buona volontà degli operatori museali, dall’altro la scarsa possibilità di incidere con questi sistemi.

Come si potrebbe risolvere la questione? Ad esempio con un sistema di reti museali, ovvero non un singolo museo ma un sistema di musei si può dotare di una figura specializzata sui social network e lavorare per più musei.

 

Si sente spesso il problema della mancanza di operatori del museo stesso, ma anche di budget annuali, realtà con cui quasi tutti i musei si scontrano abitualmente. Fin dove si può spingere un museo nel sua rete di collaboratori? Fin dove è giusto arrivare a chiedere l’aiuto dei volontari?

Si apre un tema molto ampio. Il discorso del budget è vero, però sono sempre stati ridotti: io non ho mai vissuto, e ormai ho una certa età, un momento in cui si dicesse “Abbiamo dei soldi da buttar via”. Da sempre si sono cercate soluzioni per spendere poco e rientrare nei budget. È vero, però, che negli ultimi 10 anni si sono notevolmente ridotti.

Fino a che punto ci si può spingere? Io ad esempio non mi vergogno a dire che questa Pinacoteca, che è un museo importante, il più importante in Romagna per quantità e qualità delle opere.

 

Ricordiamo che è anche esposto un Donatello del periodo maturo all’interno

Non solo, abbiamo opere che vanno dal Trecento fino al Novecento, e sono tutte opere di enorme valore, basta dire che in questi giorni un prestito andrà alla National Gallery, due prestiti a Shangai, per un valore assicurativo di circa 6.000.000€.

In realtà il museo, non vale questi valori monetari, vale molto di più come identità culturale della città, quindi, qualunque soldo speso è speso bene; tuttavia, per una serie di motivi, i finanziamenti sono sempre più ridotti. Per tornare alla domanda, i volontari sono veramente determinanti, senza loro questa pinacoteca sarebbe chiusa, perché l’apertura al sabato e alla domenica, e alla mattina di tutti i giorni è garantita grazie ai volontari, perché noi non riusciamo a garantire l’apertura senza volontari. Siamo al volontario come garanzia dell’operatività museale.

 

Come si comincia a costruire una rete di collaboratori, sapendo che qua a Faenza ne avete una molto ampia?

Non si fa dall’oggi all’indomani, bisogna costruirlo passando attraverso tappe e probabilmente anche delusioni; io stesso ne ho ricevute, non tanto sui volontari che tengono aperto, ma su quelli della collaborazione scientifica.

In realtà non è facile, perché si chiedono impegni a titolo volontario e gratuito, e non puoi garantire una continuità assoluta nel tempo. Bisogna costruire su singoli progetti, lavorandoci molto e cercando di trovare le disponibilità giuste. Un sistema che può dare risposte positive, potrebbe essere creare delle reti, non solo di volontariato, ma anche museale. A Faenza in qualche modo abbiamo provato a farlo e dei risultati ci sono. Il problema è sempre quello: in Italia abbiamo troppa ricchezza e troppi musei, in una città come Faenza (quasi 60.000 ab. NdR) abbiamo ben 16 musei, tra realtà private e pubbliche. Per riuscire a metterli in rete ci vorrebbe un coordinatore a tempo pieno! Però può essere utile fare degli sforzi di programmazione insieme, come, per esempio, se uno ha una figura tecnica brava nella fotografia, lasciarla a disposizione della rete, perché l’esigenza da un punto di vista tecnico crescono sempre più. Prima parlavamo dei Social Media Manager; avendo a Faenza sedici musei, e tutti e sedici musei vogliono essere presenti social network, sarà impossibile che ognuno abbia la propria figura specializzata: se invece si crea una figura specializzata per tutti e sedici musei, forse è fattibile, forse si trovano finanziamenti, figure e persone.

 

Ora l’ultima domanda: degli esempi di successi avuti dalla Pinacoteca con l’aiuto di collaboratori e volontari.

Sono vari. Innanzitutto, un piccolo grande successo è riuscire a tenere aperto. Da una parte le mostre. La preparazione di una mostra è una realtà complessa, che parte da lavoro pregresso, ci vogliono uno-due anni per preparare una mostra di buoni livelli dal punto di vista scientifico; poi anche l’allestimento, ecc. Con le forze che abbiamo, non si potrebbero organizzarne. Tra grandi e piccole ne abbiamo fatte, negli ultimi 10 anni, più di cinquanta: questo è stato possibile grazie a collaboratori e appassionati che hanno dato una mano dal punto di vista scientifio, ma anche per gli allestimenti o per la promozione, avendo un uso dei collaboratori secondo formule ampie.

Un altro successo sono le conferenze. Fino a dieci anni fa era impensabile pensare che la Pinacoteca organizzasse delle conferenze, oggi ne facciamo 30 in un anno. Ci appoggiamo ad associazioni o individualità o altre realtà quali altri Istituti bancari, ecc. Associandosi a tante realtà, riesci a fare una mole di attività che non è poca; ma anche, per esempio, quando recentemente abbiamo realizzato la nostra app interna, anche lì abbiamo utilizzato una rete di lavoratori: oltre alla parte software c’era la questione dei testi: da soli non ce l’avremmo fatta, ma grazie alla nostra rete di collaboratori abbiamo realizzato un buon prodotto. Oggi come oggi, senza una rete di collaboratori a vario titolo, le realtà museali come le conosco io non esisterebbero.